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Grande e maestoso, il cervo rosso è capace di incutere riverenza e rispetto quando per caso lo si incontra dove il silenzio e i colori dominano paesaggi inesplorati.
Nel 1800 fu introdotto dalla Scozia alla Tasmania e poi in Nuova Zelanda dove trovò un habitat ideale con piogge abbondanti capaci di far crescere le erbe necessarie al suo pascolo ottimale favorito anche dall’assenza di predatori. Si stima che oggi nel Paese siano allevati 2,5 milioni di cervi , e cioè più della metà dei cervi rossi che esistono al mondo.
Da qui l’idea di circoscriverli in alcune fattorie – le più ampie al mondo per i cervi rossi – in grado di garantire loro una sopravvivenza controllata, tutelando al tempo stesso l’ecosistema circostante.
I cervi rossi sono dunque allevati ma pascolano liberi in un ambiente di magnifica bellezza tra montagne, fiumi incontaminati, foreste immense e aria pura. Durante le tempeste di neve invernali il cervo rosso ama accucciarsi nella neve lasciandosi coprire dalla coltre bianca. Ed è proprio per proteggersi dalle rigide temperature che il cervo produce sotto il grossolano pelo superficiale uno strato fitto e morbido – il sottopelo – che intrappola l’aria e isola l’animale dal freddo senza produrre né grasso, né lanolina, come avviene ad esempio negli ovini.
Da ogni animale si ottengono solo 20 grammi del prezioso sottovello – soprattutto dalla zona della gola, del dorso, ma soprattutto dai fianchi - rendendo questa fibra molto rara, e tale resterà data l’impossibilità di una produzione su larga scala. La percentuale di fibre utili all’interno del sottovello è molto esigua: anche meno del 3% , e tale da rendere necessario un innovativo sistema di estrazione che è stato messo a punto da Bert McGhee, ingegnere e proprietario della Douglas Creek. Ogni anno si ottengono poco più di 1.000 kg. circa di fibra da trasformare in filati e tessuti.
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